La Storia della Basilica di San Giorgio al Velabro
La fondazione della chiesa viene fatta risalire al VII secolo
ad opera del papa Leone II il quale la dedica a S. Sebastiano
ed a S. Giorgio ma è probabile che la costruzione abbia
utilizzato strutture murarie preesistenti, forse appartenenti
ad un edificio civile di epoca classica e ad una diaconia.
La stessa pianta della chiesa, assai irregolare, è
la testi-monianza di una fabbrica cresciùta per aggiunte
e tra-sformazioni succedutesi in varie fasi storiche. Il papa
Zaccaria (741-752), di origine greca, trasferisce dalla Cappadocia
la testa del martire Giorgio che colloca nella chiesa, in quell'epoca,
al centro di una zona fre-quentata da funzionari, mercanti e
milizie bizantine. Consistenti lavori di rifacimento e restauro
mutano l'assetto architettonico dell'edificio nel corso del IX
secolo sotto il pontificato di Gregorio IV.
Nella metà del XIII secolo viene costruito il portico,
dono del priore Stefano di Stella, con la bella iscrizio-ne in
caratteri gotici sulla trabeazione che lo ricorda; probabilmente
nello stesso periodo o poco prima viene eretto anche il campanile.
Tra la fine del Duecento ed i primi anni del Trecento, si
esegue l'affresco nell'abside donato dal cardinale Giacomo Gaetano
Stefaneschi ed attribuito al Cavallini o alla sua scuola.
Altri interventi vengono realizzati nel XV e XVI seco-lo mentre
tra il 1665 ed il 1669, sotto il pontificato di Clemente IX,
viene restaurato il portico a cui viene tolta una campata e mutato
l'andamento della coper-tura da una a tre falde.
Nel corso dell'Uttocento, dopo una fase di decadenza e di degrado, la chiesa subisce considerevoli lavori di consolidamento
e restauro (sotto i pontificati di Leone XII, Gregorio XVI e
di Pio IX), durante i quali viene parzialmente ricostruita la
parte termina-le della facciata, rialzata e rivestita poi con
un into-naco a finta cortina (1824-25), vengono rinforzate le
murature del fianco sinistro, consolidato il campani-le ed eseguite
opere di risanamento dalla umidità.
Tra il 1923 ed il 1926, il monumento è oggetto di un
radicale intervento di restauro ad opera della Soprintendenza
ai Monumenti di Roma e sotto la direzione di Antonio Mufioz.
L'obiettivo dell'intervento è quello di restituire
alla chiesa il proprio aspetto "medievale", liberandola
dalle aggiunte delle fasi storiche successive.
Vengono così riaperte le antiche finestre che davano
luce alla navata centrale, riportato il pavimento alla sua quota originale, restaurata l'abside e rivestita di lastre
marmoree;
vengono anche rinvenuti numerosi frammenti di plutei e transenne
che testimoniano l'esistenza di una antica schola cantorum attribuita
al periodo di Gregorio IV (VIII-IX secolo), collocati poi da
Mufioz sulle pareti interne della chiesa.
Altri interventi di carattere manutentivo alle coperture ed
al ciborio e stonacature di murature, vengono realizzati dalla
Soprintendenza ai Monumenti nel 1963. Poco prima dell'attentato
era stato appena ultimato un intervento di rifacimento e restauro
delle coper-ture della navata destra, che ha retto assai bene
alla deflagrazione ed ha consentito di limitare considerevolmente
i danni all'interno della chiesa.